Cinque stanze

Al terzo piano di un palazzo borghese, c’è una casa che profuma di nuovo. È disabitata ma perfettamente arredata in attesa che qualcuno bussi alla porta. «Il progetto racconta il mondo creativo; è il manifesto di quello che siamo fino a oggi ma è anche il primo passo verso un nuovo concetto di abitare, più intimo e personale. Potrebbe essere visto come un concept…», spiegano le stylist e designer.

Il loro è un appartamento ibrido e temporaneo che mette insieme l’atmosfera di un’abitazione vera e propria a quella di un boutique hotel.

Un esperimento inedito, una casa dentro la casa pronta ad accogliere gli ospiti, con tanto di maggiordomo a offrirti dolcetti e caffè. Cinque stanze con mobili da galleria, pareti decorate, stucchi e grandi finestre spalancate.

Un classico interno, ammobiliato ad hoc: «L’avevamo già utilizzato per qualche shooting. È di proprietà di un’amica da qualche anno vengono organizzati workshop e incontri. Non sappiamo se l’allestimento rimarrà o cambieremo qualcosa, è tutto in divenire…».

Il pop up apartment sembra un set cinematografico che detta tendenza, porta il segno inconfondibile del passato che – stanza dopo stanza – dialogano con il design più attuale, mescolati con audacia in un mix&match di stili e di materiali, dal marmo all’ottone, fino al velluto, «che a parte le sue caratteristiche estetiche è un tessuto fonoassorbente, ideale quindi per separare e isolare gli ambienti.

La cucina così è diventata un luogo “effetto cocoon”. Lucidi e opachi, duri e morbidi, preziosi e poveri i materiali, una forte antitesi anche cromatica con palette di colori pastosi e neutri associati a tinte forti, come il verde del pannello riflettente in plexiglas scelto per il corridoio: «È una zona di raccordo e passaggio, spesso banale.

Creare un effetto sorpresa è stata una bella sfida. E poi amiamo molto le contrapposizioni. Un gioco di specchi e tappeti, di tende e wall drawing per amplificare lo spazio e modificarne la percezione, soluzioni che diventano consigli anche per chi non conosce le ultime novità dell’abitare.

Niente carte da parati quindi, ma campiture di vernice e tessuti drappeggiati che si aprono e si chiudono come un sipario sulla scena: «Ci siamo ispirate al lavoro cromatico di David Tremlett e Sol LeWitt e all’atmosfera onirica e surreale di David Lynch». Più Velluto blu che Mulholland DriveTwin Peaks, ma questa è una pièce teatrale rassicurante e non inquietante come quella del regista americano.

È una casa dentro la casa, il racconto di un appartamento borghese, che profuma di nuovo.

Una casa borghese diventa il manifesto di stile che mescola il design con le nuove tendenze dell’abitare